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martedì 23 luglio 2013

È morto Italo Carta, rinomato psichiatra contrario alle nozze gay

   Intervista a Italo Carta del 2012


Il 22 luglio 2013 è morto Italo Carta,  Ordinario di psichiatria e direttore della Scuola di specializzazione in Psichiatria all’Università degli studi di Milano.

Diceva sulle nozze gay:  «Il diritto di chi urla di più non può prevalere sulla ragione» 

 


"Quando si abolisce il principio di evidenza naturale la mente compensa con squilibri psicotici gravissimi. Per questo pensare di introdurre l’uguaglianza dei sessi come normale significa attentare alla psiche di tutti. Penso poi ai più deboli: i bambini. Se gli si insegna sin da piccoli che quel che vedono non è come appare, li si rovina.

Ripeto, pur non essendo solito fare affermazioni dure, dato che gli omosessuali sono persone spesso duramente discriminate, non posso non dire che introdurre l’idea che la differenza sessuale non esiste, e che quindi non ha rilevanza, è da criminali"
  
      La corte di Cassazione ha stabilito che le coppie omosessuali devono avere «diritto a un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata». Ma l’affermazione più rischiosa, non riportata a mezzo stampa, è quella per cui è «stata radicalmente superata la concezione secondo cui la diversità di sesso dei nubendi è presupposto indispensabile, per così dire naturalistico, della stessa esistenza del matrimonio».

 «Questo è l’aspetto più grave di tutta la vicenda - spiega a tempi.it Italo Carta, «Ho curato e curo molti omosessuali e ritengo che, se proprio vogliono mantenersi in questa condizione di coppia, possano ricevere certe tutele. Ma che il matrimonio naturale sia così minacciato è una violenza distruttiva per la salute mentale della società intera».



Cosa può accadere se la legge, come fa la sentenza della Cassazione, va contro il diritto naturale praticamente annullandolo?
 
Succede il caos. Se si tolgono le evidenze che accomunano qualsiasi uomo, a prescindere dal contesto e dalla tradizione da cui proviene, si cade nell’arbitrarietà: significa che prevale il diritto del più forte, di chi urla di più. In questo caso quello dei promotori di questi diritti. Siamo in un momento storico in cui la volontà è così tracotante da voler prendere il sopravvento sulla conoscenza delle cose e così le violenta: io voglio fare una famiglia con una persona del mio stesso sesso, non solo chiedo di non essere discriminato ma pretendo di generare, con tecniche violente e artificiali, e poi pure di allevare, un innocente in un contesto che non gli farà sicuramente del bene.  


Se si salta il fondamento del diritto che è nella legge naturale, e nella ragione umana che la riconosce, la giustizia muore. Non possiamo neppure parlare più di diritti universali.


Cosa si perdono la società e la persona in quanto tali se va in crisi l’istituzione del matrimonio basata sulla natura eterosessuale dei coniugi?
La generatività e l’educazione sana delle persone. Non basta l’amore per crescere dei bambini, servono due personalità differenti dal punto di vista psichico.



I promotori dei diritti gay sostengono che questa condizione è naturale e che la differenza tra sessi è una costruzione sociale.
Nei miei 50 anni di lavoro ho seguito tanti omosessuali. Sono aumentati moltissimo negli ultimi anni. La scienza e l’esperienza dicono che non c’è alcun difetto di natura in loro. Non esiste l’omosessualità naturale, non è iscritta nel Dna. L’omosessualità è un’elaborazione della psiche di modelli affettivi diversi da quelli verso cui la natura normalmente orienta. Questa tendenza è del tutto reversibile. Io mi sono scervellato per anni, ho letto molto su come si può correggere questa tendenza, il problema è che spesso, pur vivendo un disagio, molti di loro non vogliono correggersi.

Secondo lei non dovrebbero avere dei diritti come le coppie eterosessuali?
Bisogna fare dei distinguo: ci sono moltissimi soggetti promiscui e con vite sessuali instabili. Ma ci sono anche alcuni di loro che vivono in coppia per molto tempo. 
Non mi darebbe fastidio se il legislatore desse loro qualche diritto,come già di fatto avviene, con la possibilità di succedere nel contratto di locazione, di ricevere prestazioni assistenziali dai consultori familiari, di astenersi dal testimoniare in processi che vedono coinvolto il partner etc. Ma non si può andare oltre a concessioni di questo tipo. Pena la salute mentale di terzi.


Si riferisce ai figli?
Anche alla stabilità della società intera. Questa sentenza abolisce l’evidenza e quando si abolisce il principio di evidenza naturale la mente compensa con squilibri psicotici gravissimi. Per questo pensare di introdurre l’uguaglianza dei sessi come normale significa attentare alla psiche di tutti. Penso poi ai più deboli: i bambini. Se gli si insegna sin da piccoli che quel che vedono non è come appare, li si rovina. Ripeto, pur non essendo solito fare affermazioni dure, dato che gli omosessuali sono persone spesso duramente discriminate, non posso non dire che introdurre l’idea che la differenza sessuale non esiste, e che quindi non ha rilevanza, è da criminali.

Ha parlato dei bambini. Che conseguenze può avere dare a queste coppie la possibilità di educarli?
La natura ha fatto l’uomo maschio e femmina e la differenza non è solo fisica ma psicologica. La psiche dell’uomo è diversa da quella della donna: la donna protegge, dà la vita per il figlio, si sobbarca le sue fatiche. Il padre è quello che recide questo legame affinché il bambino cresca e cammini con le sue gambe. Il bambino da quando è nato il mondo per crescere forte e sano, per affrontare la vita e i problemi, ha bisogno di entrambe queste figure. Senza di esse salta in aria tutto il dispositivo edipico su cui si fonda da sempre ogni società. Non mi parlino dei genitori morti perché la loro presenza evocata è utile comunque a questo processo. E comunque la morte non crea disordini affettivi come la sostituzione di un genitore con una figura di un altro sesso. Non conosciamo ancora gli scenari di un mondo disposto a stravolgere la normalità ma li prevedo terribili: l’uomo che obbedisce alla sua volontà e non alla norma si distrugge. E questo non dobbiamo permetterlo per il bene di tutti. L’uomo per sua natura è un essere giuridico che per crescere ha bisogno di seguire delle norme date a lui come pilastri di supporto per camminare certo nella vita.



Ma perché gli omosessuali non si accontentano dei diritti che già hanno e nutrono tanto livore nei confronti di chi asseconda le norme naturali?
Il loro livore è reale. Sono arrabbiati e frustrati. Spesso proprio per delle ferite che si portano addosso scaricano la sofferenza su un punto che individuano come la causa di essa. Anche se di fatto non lo è. Così, però, loro continuano a soffrire e fanno soffrire anche altri imponendo loro la menzogna pur di ottenere quello che pensano gli risolverà la vita. Io lavoro per attenuare il loro disagio che è reale, ma non posso in alcun modo giustificare la violenza distruttiva dell’ideologia che nega l’evidenza e violenta i più deboli.


pubblicato da redazione di  TEMPI.IT
luglio 23, 2013 

mercoledì 17 luglio 2013

Uscire dall'omosessualità: Costruire il nucleo della propria identità


L'obiettivo fondamentale di una donna omosessuale è quello di
COSTRUIRE IL NUCLEO DELLA PROPRIA IDENTITA'


 tratto dal libro di Janelle Hallman 
"The heart of Female Same Sex Attraction"
Janelle Hallman - Psicoterapeuta


L'obiettivo fondamentale:
Una donna con SSA (Same Sex Attraction) spesso si trova di fronte a questo dilemma: senza un sé stabile e definito non riesce a connettersi o a rapportarsi nei modi che ci aspettiamo da una donna adulta e sana. D'altra parte, senza un attaccamento sicuro non può formare il nucleo stabile della sua identità.

Lontana dal risolvere questo dilemma, questa donna semplicemente sopravviverà in un mondo vuoto e in un Io vuoto, oppure, mentre cercherà di trovare la propria identità e la sua dimora in un’altra persona, si lascerà coinvolgere in rapporti che potrebbero - quasi oltre la sua volontà o potere - diventare emotivamente dipendenti.
  
Il suo bisogno più fondamentale, quindi, è quello di un sano attaccamento e, contemporaneamente, quello di scoprire, accettare e consolidare la sua identità all'interno di questo attaccamento.
 
Il mio obiettivo fondamentale  in terapia, quindi, è quello di offrirle un’esperienza di coerente sintonia emotiva, un'accettazione incondizionata e una genuina cura, il tutto entro un attaccamento sicuro e durevole, in modo che possa cominciare a crescere, a guarire e a completare la  formazione della sua identità. 

Ho sperimentato che attraverso la nostra relazione intima la donna inizia ad interiorizzare, forse per la prima volta nella sua vita, un senso di fiducia in se stessa, la sensazione di essere amata e di avere una personalità unica. 
Questo rapporto correttivo e potente le offre inoltre l’opportunità di apprendere nuovi modi di vivere e di rapportarsi, di integrare costrutti interiori, credenze, schemi emotivi e stili di relazione più sani. Come durante l’infanzia, ha bisogno di una casa in cui sentirsi abbastanza sicura per poter “divenire”.


L'energia e il tempo spesi in questa questa prima fase della terapia al fine di stabilire un attaccamento sano e sicuro, spesso si rivela la fase più significativa e duratura della terapia.

Questo attaccamento terapeutico diventa il fondamento sul quale lei ed io realizziamo il lavoro di cambiamento e di crescita come indicato dai suoi obiettivi dichiarati e dai suoi bisogni immediati. La nostra relazione autentica è il terreno in cui lei troverà sostegno e nutrimento.


"Il rapporto  con la mia terapeuta è stato il più stretto e il più importante che abbia mai vissuto. In verità, lo è ancora. Sono stupita di come ho continuato a rischiare e a condividere con lei. Avevo la sensazione che lei rimanesse sempre lì con me, attraverso tutto il processo. Le sono eternamente grata"
Alaina

martedì 2 luglio 2013

Si può cambiare: La SCIENZA spiega come avviene il CAMBIAMENTO a livello MOLECOLARE e NEURONICO


VIDEO 

VIDEO - IPOTALAMO e RETE NEURALE
I nostri pensieri possono modificare 
le nostre risposte emotive
 e il nucleo stesso delle nostre cellule

Clicca quì per guardare il VIDEO



Vi siete mai visti attraverso gli occhi della persona che potreste essere?
       
       
       
Il cervello è composto da piccole cellule nervose: i NEURONI

I neuroni sono collegati ad altri neuroni per formare una rete neurale. Ogni punto di collegamento si sviluppa in un pensiero o un ricordo. Il cervello costruisce concetti seguendo le leggi della memoria associativa. 

Le idee, i pensieri e i sentimenti sono tutti ideati e connessi nella rete neurale del cervello e tutti hanno un possibile collegamento tra loro. 


Il concetto e il sentimento di amore, per esempio, è conservato in questa rete neurale, ma noi costruiamo questo concetto a partire da molte idee diverse.  
Alcuni collegano l'amore alla delusione. Quando pensano all'amore sperimentano ricordi di sofferenza, dispiacere o persino rabbia. La rabbia viene legata a una ferita, magari provocata da una persona, che quindi è collegata all'amore. 

Qualsiasi informazione elaboriamo, qualsiasi informazione prendiamo dall'ambiente circostante, è sempre influenzata dalle nostre esperienze

    Se ti eserciti molto in qualcosa quelle cellule nervose stabiliscono una relazione a lungo termine. Se ti arrabbi ogni giorno, se soffri, se assumi un atteggiamento vittimista ogni giorno, ricolleghi e rinforzi quella rete neurale ogni giorno, e quella rete neurale avrà una relazione a lungo termine con tutte le cellule nervose chiamate "l'IDENTITA'". 


I collegamenti neurali possono essere interrotti
       Ogni volta che interrompiamo un pensiero (che produce una risposta chimica nel corpo) le cellule nervose che sono collegate tra di loro, cominciano a rompere la relazione a lungo termine. 


      Quando iniziamo a smettere di rispondere con una reazione automatica di stimolo-risposta si modificherà la rete neurale e di conseguenza le risposte del nostro corpo a determinati stimoli.

      La parte del cervello che si chiama ipotalamo è come una piccola fabbrica. Qui vengono assemblate le sostanze chimiche corrispondenti alle emozioni che proviamo. Queste sostanze chimiche si chiamano PEPDITI e sono piccole catene di aminoacidi. Perciò ci sono sostanze chimiche per la rabbia e per la tristezza, per la vittimizzazione e per la lussuria. C'è una sostanza chimica per ogni stato emotivo. 

      Quando proviamo un'emozione, nel nostro cervello l'ipotalamo assembla subito il pepdite e lo libera tramite l'ipofisi nel flusso sanguigno. 

Quando viene liberato nel flusso sanguigno, si dirige verso diverse parti del corpo dove si aggancia ai RECETTORI siti nelle cellule, inviando il segnale, l'informazione alla cellula. Un pepdite in un recettore cambia la cellula in molti modi. Mette in moto una serie di eventi biochimici alcuni dei quali portano dei cambiamenti nel nucleo stesso della cellula. 

      Il corpo in sostanza è un'unità di carbonio che produce venti diversi aminoacidi (pepditi) per formulare la sua struttura fisica.
 

lunedì 1 luglio 2013

Bimbi con due padri, ecco perchè no - intervista a Claudio Risè

Claudio Risè

"Bimbi con due padri, ecco perchè no"

Antonio Giuliano intervista Claudio Risè

Claudio Risè* è docente universitario, psicoterapeuta, scrittore, giornalista


Pubblicato su "La Bussola Quotidiana"

«Nel nostro orizzonte culturale l’essere umano non viene più considerato come una persona con un suo corpo, ma solo come un oggetto prefabbricato. Qui si sta organizzando la produzione di bambini come adorabili oggetti di consumo. (...) La vita umana è inscritta in due ordini: il dato naturale, biologico, e quello simbolico che il bambino ha iscritto nella propria psiche, conscia e inconscia. Entrambi presiedono allo sviluppo, alla manifestazione di una capacità progettuale, alla crescita di un’affettività equilibrata.». Così il noto psicanalista Claudio Risé in un'intervista a "La Bussola Quotidiana" a proposito della "doppia paternità"

                                             

Per chi da anni denuncia la crisi della figura paterna suona quasi beffarda la grancassa mediatica e culturale di chi vorrebbe famiglie con due padri (come Repubblica del 23 maggio “I figli di due padri”). Ma lo psicanalista Claudio Risè ormai non si scompone più: «Nel nostro orizzonte culturale l’essere umano non viene più considerato come una persona con un suo corpo, ma solo come un oggetto prefabbricato. Qui si sta organizzando la produzione di bambini come adorabili oggetti di consumo». Sulla scia di sponsor del calibro di Elton John o Ricky Martin anche in Italia sarebbero un centinaio le coppie omosessuali che ricorrono all’estero (da noi è vietata) alla maternità “surrogata”: in pratica nell’utero di una donatrice che offre a pagamento il proprio utero viene inserito un embrione formato dall’ovocita di una donatrice e il seme di uno dei due padri. E la campagna mediatica si rianima mentre è in corso in parlamento il dibattito sulla legge sull’omofobia.
                                    
Professore, perché per un bimbo è importante avere un padre e una madre?

                                         
In assenza del genitore del proprio sesso, sarà molto difficile per quel bambino sviluppare la propria identità psicologica corrispondente. La psiche maschile e quella femminile sono molto diverse e l’identità complessiva si forma anche a partire dalla propria identità sessuale. Nel caso di maternità surrogata, lo sviluppo psicologico, affettivo, cognitivo di una bimba con due genitori di sesso maschile sarebbe in forte difficoltà: avrebbe problemi nel riconoscersi nel proprio sesso. Lo stesso accade al piccolo maschio.

                                

Qualcuno le obietterebbe che uno dei due padri (o una delle madri nel caso di coppie lesbiche) potrebbe benissimo svolgere il ruolo della figura materna (o paterna nell’altro caso).

                                               
No. La vita umana è inscritta in due ordini: il dato naturale, biologico, e quello simbolico che il bambino ha iscritto nella propria psiche, conscia e inconscia. Entrambi presiedono allo sviluppo, alla manifestazione di una capacità progettuale, alla crescita di un’affettività equilibrata. Il padre è un individuo di genere maschile che ha scritto nel suo patrimonio genetico, antropologico, affettivo e simbolico la storia del proprio genere. Proprio perché è un maschio e non è una donna, non può avere né il sapere naturale profondo, né quello simbolico materno. I due codici simbolici, paterno e materno, sono molto diversi: la madre è colei che soddisfa i bisogni, il padre è colui che dà luogo al movimento e propone il limite: indica la direzione e stabilisce dove non si può andare. Nei paesi anglosassoni e del nordeuropea da tempo ci sono casi di coppie omosessuali con figli: studi sul campo hanno provato che la mancanza di genitori di sesso diverso è fonte di problemi, il più evidente dei quali (quando i genitori sono del sesso opposto al tuo), è la formazione delle tua immagine sessuale profonda.

Quali sono i rischi che corre un bambino/a che cresce senza un genitore di sesso femminile? Tanto più che nella fecondazione assistita eterologa padre e madre sono spesso sconosciuti…

                                            L’esperienza del contatto fisico con la madre, nella cui pancia si è stati, è riconosciuta dalla psichiatria e dalle psiconalisi come fondativa della personalità, e della stessa corporeità…

Nei libri come Il padre l’assente inaccettabile o Il mestiere di padre (entrambi pubblicati dalla San Paolo) denunciava la scomparsa della figura paterna. Ora invece sembra a rischio la figura materna
.

                                               
Anche quei libri sono stati scritti per dimostrare che servono entrambi i genitori, entrambi gli aspetti, quello maschile e quello femminile. La verità è che ormai non c’è solo una crisi della paternità. Ma dell’umanità in generale. L’essere umano, attraverso acquisti e affitti di parti del corpo e elementi generativi è diventato un “prodotto fabbricato”, nel senso in cui ne parlava Michel Foucault. Siamo ormai all’interno di un modello culturale “materialista” (ma in realtà molto mentale, perché passa dalla negazione del corpo “naturale”) fondato sulla soddisfazione narcisistica dei bisogni indotti dal sistema di consumo. 

SENTIRSI DIVERSO
Il bimbo “fabbricato” è uno di questi nuovi bisogni. È l’effetto del processo di secolarizzazione che ha tagliato anche i rapporti con il padre celeste, Dio: non c’è posto per l’Altro, tanto meno per la dimensione verticale. Ma negando l’ordine naturale e simbolico siamo costretti a negare anche la nostra corporeità (iscritta in essi) come spiego nel mio ultimo libro Guarda tocca vivi. Riscoprire i sensi per essere felici (Sperling & Kupfer, pp. 210, euro 16,50). Altro che superinvestimento nei sensi. L’ideologia consumista, le mode, i media dettano i nostri comportamenti, perfino nell’innamoramento: ci si incontra e ci si lascia in base ai suggerimenti della moda e delle “tendenze”. La sapiente teologia dell’amore di Giovanni Paolo II è stata spazzata via da una sessualità staccata dalla sensualità della persona umana, e consumista. Non stupiamoci, allora, se sono sempre di più quelli che vogliono evadere dal proprio corpo: magari con le droghe o coi disturbi alimentari come l’anoressia. La sacralità del corpo del cristianesimo è stata negata, e i consumi divinizzati. Ma solo riappropriandoci della nostra corporeità potremo relazionarci con gli altri. E con Dio. 

* Claudio Risé (Milano, 1939) è uno scrittore, giornalista, docente universitario e psicoterapeuta italiano di formazione e orientamento psicoanalitico junghiano (iscritto all'Ordine degli psicologi della Lombardia, già membro del Consiglio Direttivo dello stesso). È stato fino al 2008 docente di Psicologia dell'Educazione alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Milano-Bicocca, e precedentemente di Sociologia della comunicazione e dei processi culturali alla Facoltà di Scienze dell'Università dell'Insubria, e di polemologia al Corso di Laurea in Scienze Diplomatiche della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Trieste. Ha scritto numerosi saggi sulla psicologia del maschile, sulla figura del padre e sull'importanza del suo ruolo nella società, oltre a svariati libri su temi di psicologia sociale ed educativa.