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venerdì 19 dicembre 2014

Fattori che contribuiscono alla confusione dei generi

II parte
capitolo 7


 CAPIRE L'OMOSESSUALITA'

Fattori che contribuiscono alla confusione dei generi

La settimana scorsa abbiamo affrontato l'importanza dell'identità di genere nello sviluppo sessuale. La sicurezza che proviamo riguardo al nostro genere maschile o femminile sembra avere un profondo effetto sulla nostra capacità ad avere delle buone relazioni eterosessuali. Uno studio approfondito, compiuto nel 1981 (1), ha permesso di concludere, alla luce di ogni specie di parametri, che la confusione riguardo all'appartenenza sessuale era una costante tra gli(le) omosessuali. A causa di tutta una serie di fattori che risalgono all'infanzia, l'omosessuale adulto si ricorda di aver avuto la sensazione, sin dall'infanzia, d'essere stato differente dai suoi compagni dello stesso sesso. Questa confusione a livello del genere è accompagnata più tardi nella vita da un'attrazione erotica per lo stesso sesso.

Questo studio ha delle implicazioni teologiche pari a quelle sessuali. La Genesi al versetto 1,27 afferma che Dio ha creato l'umanità perché rifletta la sua immagine sotto due forme differenti: maschio e femmina. Fatto che implica la necessità per ogni creatura umana di essere confermata in modo chiaro della sua identità sessuale. Quando abbiamo riconosciuto la nostra identità maschile o femminile, possiamo cercare nel sesso opposto la controparte necessaria. Secondo il testo della Genesi, questa capacità di entrare in relazione con il sesso opposto in termini di "faccia-a-faccia" o di "un altro" di cui abbiamo bisogno, riflette l'intenzione creatrice di Dio. Ma il fatto di conoscere la verità nella nostra mente non ci rende di per sé liberi.

Dobbiamo prima considerare alcuni fattori che hanno contribuito alla confusione che proviamo riguardo al nostro genere e a tutte le vulnerabilità che essa ha causato sul piano sessuale.

 

I. Il ruolo dei genitori

Non si deve minimizzare l'influenza potente che i genitori esercitano sulla capacità del bambino ad acquistare la sua identità (maschile o femminile). Il papà e la mamma sono i primi modelli di ciò che sono un uomo e una donna; la loro influenza è preponderante e permette di determinare quali caratteristiche proprie al nostro sesso interiorizzeremo.



A) L'importanza del genitore dello stesso sesso

 
Questa può essere l'influenza più importante tra tutte riguardo l'identità del proprio genere e proviene da questa relazione. Attraverso il genitore dello stesso sesso scopriamo (o non scopriamo) una fonte importante d'identificazione e d'intimità che incorporiamo come facente parte del nostro genere, maschile o femminile. Come riferisce G. Reker in una sua analisi (2), la natura di questa relazione è importante.
Quando si tratta di stabilire la nostra identità sessuale, una relazione positiva ed incoraggiante con il genitore dello stesso sesso si rivela essere decisamente costruttiva e determinante.

1. Delle rotture nella relazione con il genitore dello stesso sesso (per esempio, abuso da parte del genitore, richiami personali che feriscono, distacco emozionale, morte, malattia, negligenza, ecc.) possono causare un blocco nel processo d'identificazione e di conseguenza rischiano di perturbare nel bambino lo sviluppo di un'identità sessuale sicura e solida. (3)

2. Il distacco difensivo: il bambino reagisce a queste rotture in modo difensivo, distaccandosi (dal genitore). Il bisogno legittimo d'affetto da parte del genitore dello stesso sesso viene quindi represso e il bambino sente al contempo un immenso bisogno d'amore e parimenti diffidenza o disprezzo verso questa fonte di amore, a causa delle relazioni dolorose e lesive o deficienti vissute con il genitore dello stesso sesso. (4)
* Importanza della reazione del bambino riguardo al suo genitore. Ciò che viene interpretato dal bambino può corrispondere o non corrispondere alla realtà del trattamento applicato o inflitto dal genitore al bambino.

3. Questo distacco rischia di handicappare il bambino nella sua capacità di integrare le caratteristiche del genitore dello stesso sesso, e ciò può estendersi a tutti i membri dello stesso sesso. Dei giuramenti del tipo "Non sarò mai come lui(lei/loro)" vanno a rafforzare la reazione del bambino a tal punto che egli prova un'avversione ad identificarsi con lo stesso sesso, cosa che inficia pure la sua capacità di comunicare con gli altri in quanto membro a pieno titolo del loro sesso. Quando la paura e l'insicurezza marcano intensamente la relazione genitore-bambino, il genitore diventa per il bambino un simbolo di conflitto del quale egli vuole evitare ad ogni costo le caratteristiche nella sua propria persona e in quella degli altri.

4. I bisogni affettivi soffocati per lo stesso sesso e una crisi d'identità di genere non risolta si esprimono generalmente in modo erotico nell'adolescenza.

B) L'importanza del genitore del sesso opposto

 
Questo genitore gioca un ruolo capitale rafforzando (o non rafforzando) l'identità sessuale del bambino nella misura in cui incontra il bambino come membro del sesso opposto; questa relazione influenzerà il bambino nel suo futuro modo di comunicare con il sesso opposto. Il genitore del sesso opposto è tenuto a comunicarci la nostra appartenenza, ed anche il nostro valore, in quanto persona del sesso opposto.

1. Esempio riguardante l'uomo.
La madre dominatrice: una relazione generalmente intensa ed incestuosa sul piano emozionale. Provoca nell'uomo la paura delle donne, una vera confusione riguardo ai generi, il perfezionismo e il disprezzo. Il giovane si stacca dalla madre, rottura che riproduce nei confronti di tutte le donne. La madre è interiorizzata come qualcuno al quale non si può dar fiducia e che è falso; il distacco dalla madre è quindi vissuto lungo il percorso dello sviluppo come una rottura e non come una separazione sana che conduce all'età adulta. Il risultato è una dipendenza e un'idealizzazione dell'uomo che sono entrambe contro natura.

2. Esempio riguardante la donna.
Padre abusivo e instabile: crea nella ragazza la paura di una violazione della sua persona. Si constata un blocco affettivo nelle sue future relazioni con gli uomini come pure un disprezzo costante delle donne che si compiacciono nel loro ruolo di vittime, come la madre per esempio. La minaccia del padre mantiene la ragazza irrigidita in un'assenza malsana di separazione dalla madre. Siccome la madre è quasi sempre quella che ha comunicato l'amore, la ragazza resta attaccata a questo amore materno con dei legami spesso nevrotici e inappropriati per il suo sviluppo e non dispone di nessun ponte per stabilire una relazione con il maschile.


C) L'impatto della vita coniugale dei genitori

 
I genitori agiscono e comunicano in un sistema eterosessuale che può sia incoraggiare, sia scoraggiare, il nostro desiderio di seguire il loro esempio quando consideriamo la prospettiva del matrimonio per noi stessi.

1. Abusi evidenti nella vita coniugale dei genitori: uno dei due coniugi sembra essere vittima dell'altro? Con quale dei due ci identifichiamo? Considerate che il conflitto coniugale è sistemico, ossia co-funzionale per i coniugi, non semplicemente un motivo di causa-effetto. Questa obiettività è vitale, se si vuole avere la visione globale di un matrimonio spezzato composto da due parti spezzate.

2. I pericoli di una relazione triangolare: mettersi dalla parte di un genitore contro l'altro.

 
3. I giuramenti segreti: quando ci si è promesso di non assomigliare mai a uno o all'altro genitore. Questi giuramenti possono aver chiuso definitivamente la porta alla prospettiva del matrimonio.
"Il modo in cui il bambino stabilisce delle relazioni con il suo gruppo familiare determina in grande misura i suoi atteggiamenti nella sua vita di adulto. E' questo il terreno nel quale sviluppa i suoi atteggiamenti e modi di fare davanti ad una cooperazione o una competizione, davanti alla percezione di se stesso e del suo corpo, e davanti ad ogni sottomissione o dominio. E' in questo contesto che nutre le sue speranze, le sue paure e i suoi sentimenti nei confronti della sessualità. Se le prime esperienze sono macchiate dalla paura di perdere l'affetto o la considerazione degli altri, la sessualità diventa allora una minaccia più che una promessa." (5)
 


 II. Altri fattori che possono scatenare una confusione dei generi 


A) Esperienze sessuali precoci. Una distorsione della percezione dei generi può essere dovuta a un erotismo prematuro e contro natura. (Leggete l'articolo in appendice sugli abusi sessuali.)

1. Abusi eterosessuali: nelle ragazze e nelle giovani, le avances sessuali abusive da parte di uomini possono facilmente creare la paura, l'ostilità o un'avversione per gli uomini.

2. Abusi omosessuali: per i ragazzi in particolare, le avances sessuali di uomini adulti, quando sono accompagnate da segni d'affetto e di stima, provocano una mescolanza perversa di erotismo e d'intimità con qualcuno dello stesso sesso.

B) Rifiuto dei coetanei dovuto a una confusione del genere maschile/femminile per il rifiuto provato da parte del genitore dello stesso sesso

 
1. Sensazione di alienazione verso i giovani della stessa età; desiderio d'avere una relazione con loro pur avendo dei sentimenti ambivalenti nei loro confronti. Il profondo desiderio di essere accettato si mescola a un'ostilità che si proietta sui compagni dello stesso sesso. Questa ostilità prende radice nella sensazione di profondo rifiuto che si è provata da parte del genitore dello stesso sesso.

2. Questo rifiuto può scatenare un'identificazione esagerata con il sesso opposto o un completo isolamento.

3. Il sentire che si è differenti e inaccettabili è rinforzato dal rifiuto dei giovani della stessa età, che appiccica su di noi un'etichetta di "omosessuale". Sensazione profonda di non essere all'altezza sul piano dell'appartenenza sessuale.

4. Notevole ansietà nelle relazioni con i compagni dello stesso sesso. L'identità sessuale diventa ancor più un punto di conflitto che una questione risolta.
* Non dimenticare il ruolo di Satana, l'accusatore.


C) Alienazione dal proprio genere (maschile/femminile)

 
1. Il fatto di sentirsi rassicurato e ben confermato nel proprio genere (maschile/femminile) conduce invariabilmente ad una flessibilità nel modo in cui si vive la propria sessualità; viceversa, il dubbio provoca rigidità e paura. Si devono fare degli sforzi sovrumani per cercare di avere un'aria "normale", cosa che lascia a detta persona poca o nessuna libertà per esprimere la sua propria personalità.

2. La confusione e il dubbio nei confronti del proprio genere conducono la persona in causa a soffocare in se stessa i tratti o le caratteristiche del sesso opposto. La pienezza dell'essere, che comprende un giusto equilibrio delle qualità maschili e femminili, è così assai turbata.

3. Ciò che deve succedere avviene: i problemi emozionali non risolti si esprimono nell'adolescenza in modo erotico.

D) Cosa si perde

 
1. Un'immagine realista e chiara del sesso opposto.

2. I bisogni legittimi d'intimità e d'identificazione con lo stesso sesso.

3. La comprensione che il violento desiderio d'intimità con qualcuno dello stesso sesso non è forzatamente erotico. Questo bisogno d'intimità risale a una carenza molto precoce d'affetto da parte di una persona dello stesso sesso.

4. La grazia di presentare i propri sentimenti al Signore e di permettergli di separare la concupiscenza che è peccato da un desiderio che è legittimo.
Una confusione dei generi conduce la persona che la sperimenta alla solitudine e alla paura, e la porta a dubitare della sua capacità di comportarsi nel modo conforme al suo proprio genere. Essa finisce per dubitare della sua capacità ad avere una buona relazione con quelli(e) del proprio sesso, mentre le persone del sesso opposto diventano un punto principale d'identificazione. Non potendo trovare il proprio posto, l'individuo rischia di avere paura della sua sessualità, del suo genere, maschile o femminile, del suo corpo, di se stesso.

Nel prossimo capitolo vedremo come abbiamo interiorizzato certe distorsioni già menzionate e come cerchiamo di riparare quei sentimenti di confusione nei confronti della nostra identità sessuale attraverso l'omosessualità.
Man mano che proseguite in questa esplorazione, non dimenticate che avete un Padre pieno d'amore. Nella sua forza e dolcezza, saggezza e fedeltà, conosce tutto il nostro passato e sa come questo passato ha inciso sul nostro presente. E' veramente un Padre che ci circonda della sua tenerezza. Egli è la fonte d'identità di cui abbiamo bisogno per giungere a vincere i problemi che bloccano il nostro accesso all'integrità personale.

- Letture raccomandate
Leggete il capitolo 8 di "Pursuing Sexual Wholeness" ("Verso una sessualità riconciliata") ed anche l'appendice 3 del manuale. Leggete anche il libro di Elizabeth Moberly, "Homosexuality: A New Christian Ethic" ("Omosessualità: una nuova etica cristiana").

- Domande
1. Secondo Elizabeth Moberly, l'omosessualità è legata alla relazione genitore-bambino. Quale dei due genitori lei considera come il più importante per lo sviluppo sessuale del bambino? Si devono fare dei rimproveri a questo genitore? (pagine 1-4)

2. Elizabeth Moberly dichiara che una relazione positiva con il genitore dello stesso sesso prepara il bambino a comunicare bene con il suo proprio genere e con i compagni dello stesso sesso. La relazione con il genitore dello stesso sesso del vostro vi ha preparato a questi due compiti? Spiegatelo.

3. Che cos'è il distacco difensivo? (leggete la spiegazione di Elizabeth Moberly) Siete distaccati dal genitore e dai compagni dello stesso vostro sesso? Perché?

4. Elizabeth Moberly scrive che è indispensabile risolvere i conflitti con il proprio genere prima di poter accogliere il sesso opposto. Secondo lei, l'omosessualità è fondata su dei problemi legati al sesso opposto o al sesso della persona in causa?

5. L'amore omosessuale è una scelta autentica o è piuttosto un tentativo per riuscire a saziare i nostri propri bisogni d'intimità e d'identificazione con qualcuno dello stesso sesso?

6. Quale influenza il genitore del sesso opposto ha giocato nel vostro sviluppo sessuale? Questa relazione ha creato in voi un fossato o un ponte quando si è trattato di scoprire che il sesso opposto è desiderabile e degno di fiducia?

7. Domandate al Signore di aiutarvi a capire bene la realtà delle cose che avete appena scoperto. In che modo le relazioni importanti della vostra vita hanno facilitato o bloccato le fonti d'intimità di cui avevate bisogno? Lasciate ora che il Signore vi riveli le aspirazioni profonde del vostro cuore e di toccarle.
- Note
(1) Bell, Weinberg e Hammersmith, "Sexual Preference"
(2) George Reker, "Shaping Your Child's Identity", pag.139
(3) Elizabeth Moberly, "Psychogenesis"
(4) George Reker, "Shaping Your Child's Identity", pag.139
(5) Vincent Gill, "Homosexuality - A Nature versus Nurture Reappraisal"

domenica 26 ottobre 2014

L'OMOSESSUALITA' NON E' UNA MALATTIA, MA LASCIATEMI LA LIBERTA' DI CAMBIARE - lettera aperta a Giuseppe Luigi Palma, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi,

L'OMOSESSUALITA' NON E' UNA MALATTIA, 

MA LASCIATEMI LA LIBERTA' DI CAMBIARE


Lettera di un omosessuale al presidente dell’ordine degli psicologi dopo le polemiche sulle teorie riparative. «È una grave carenza di amore vissuta durante l’infanzia»

 


Eliseo del Deserto ha scritto sul suo blog una lettera aperta a Giuseppe Luigi Palma, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi, che – in seguito a un talk show sulla proposta di legge sull’omofobia – aveva diramato questo comunicato

Lettera a Giuseppe Luigi Palma, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi 

Sig. presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi Giuseppe Luigi Palma,
mi chiamo Eliseo Del Deserto, sono un ragazzo omosessuale e vorrei darle il mio parere in merito alle sue dichiarazioni odierne. Anch’io penso che l’omosessualità non sia una malattia. Dare all’omosessualità tutta questa importanza?! Non credo sia realistico… L’omosessualità è molto meno. Ecco perché tanti uomini in passato omosessuali, oggi sono felicemente etero. La sessualità è un orientamento, lo saprà bene no? Penso alle bussole o alle navi, com’è facile cambiarne la rotta!

L’omosessualità maschile è secondo me una grave carenza di amore vissuta durante l’infanzia, un immaturità affettiva, un rifiuto netto di crescere. Mi ricordo quando davanti allo specchio, da piccolo, dopo aver sentito litigare per l’ennesima volta, mia madre e mio padre, giurai di non crescere mai! Mi ricordo la veemenza con cui lo feci, in quelle parole volevo solamente dire: “Non voglio assolutamente diventare come mio padre!”.

Trovare un modello di mascolinità positiva e affettuosa mi è stato davvero difficile nella vita, anche quando ho incominciato ad avere esperienze omosessuali. Sì anche molti uomini come me non sono bravi ad amare. Siamo bambini egocentrici e capricciosi. Si scordi l’immaginario romantico del mondo gay descritto da alcuni registi come Ozpetek (che ammiro molto tra l’altro). Comunque essendo psicologo ne avrà sentite più di me!
Non voglio convincerla di niente, se non dirle che vorrei essere libero di decidere da me stesso come cambiare, tanto quanto un uomo che decide di diventare donna.

Mettiamola così: non mi interessa “guarire” dall’omosessualità! Non è l’omosessualità che mi rende infelice. Non mi dica quindi che ho interiorizzato una sorta di omofobia perché trovo invece per alcuni versi che quel tratto della mia personalità mi renda in qualche modo migliore, ed inoltre ho carissimi amici che stimo profondamente, omosessuali come me. Quindi nessun istinto nazista interiorizzato!

Voglio però smettere di masturbarmi davanti a siti pornografici gay, voglio smettere di passare giornate intere a cercare un rapporto sessuale occasionale su internet, voglio essere libero di non guardare un ragazzo muscoloso che entra in metro ed immaginare parti anatomiche del suo corpo, voglio essere padrone della mia vita e sentirmi realizzato come maschio e se questo significa “guarire”, beh, allora sì… Voglio guarire da questa cosa qui, se proprio non vogliamo dargli un nome.

Per brevi periodi, mi sono reso conto di riuscire ad instaurare intense e profonde amicizie disinteressate con maschi eterosessuali anche belli come Brad Pitt ed a desiderare un pacificante rapporto di tenerezza con delle ragazze. Questo mi fa stare bene, al contrario di quando provo a lasciarmi andare alle mie pulsioni omosessuali. Ora non le chiedo il quadro psicologico che emerge dalle mie parole, ma la possibilità di essere felice.
Conosce bene il significato della parola “empatia” (ho frequentato la vostra categoria per un bel po’ di anni) e so che ora che l’ho citata almeno proverà a pensare a quello che le ho chiesto.

Tanti saluti!
Eliseo Del Deserto

 IL TESTO DEL COMUNICATO. Nel suo comunicato, Palma scrive: «è gravissimo che i detrattori della legge anti-omofobia ripropongano, tra le altre, l’idea che l’omosessualità sia una malattia da curare e, di conseguenza, che l’orientamento omosessuale sia da modificare, contraddicendo palesemente quanto, invece, da anni sostiene la comunità scientifica internazionale che, a ragione, ha da tempo rigettato le cosiddette terapie di conversione e riparative. Affermare che l’omosessualità possa essere curata o che l’orientamento sessuale di una persona si debba modificare, come recentemente dichiarato dal vicepresidente Unione giuristi cattolici italiani è una informazione scientificamente priva di fondamento e portatrice di un pericoloso sostegno al pregiudizio sociale ancora così fortemente radicato nella nostra società, come dimostrano, purtroppo, i sempre più diffusi fatti di cronaca. Ribadisco, se mai ce ne fosse bisogno che gli psicologi, secondo il Codice deontologico, non possono prestarsi ad alcuna ‘terapia riparativa’ dell’orientamento sessuale di una persona, bensì collaborare con i propri pazienti nel caso di disagi relativi alla sfera sessuale siano essi avvertiti dagli eterosessuali così come dagli omosessuali».

lunedì 4 agosto 2014

COME USCIRE DALL'OMOSESSUALITA'

COME USCIRE DALL'OMOSESSUALITA' 
(PER CRISTIANI E NON)

1.  VIDEO: Joseph Nicolosi - "La terapia riparativa - PARTE I"
2.  VIDEO: Joseph Nicolosi - "La terapia riparativa - PARTE II"
3.  VIDEO : Come si sviluppa l'omosessualità - Parte prima - di Joseph Nicolosi
4.  VIDEO "Come si sviluppa l'omosessualità femminile" - di Joseph Nicolosi
5.  A chi ci si può rivolgere in Italia
6.  Il lesbismo: un problema di identità - di Janelle Hallman   
7.  Dieci principi per aiutare gli omosessuali - Brick Bradford
8.   Comprendere come si sviluppa l'attrazione per lo stesso sesso - J.Hallman   
9.   Il nostro VERO IO eterosessuale -/
10. VIDEO della conferenza  "Ritrovarsi" con Richard Cohen

11. Comprendere il rapporto e le persone omosessuali - registrazione audio - Janelle Hallman
 12. L'intimità che consolida il maschile -/
13
. L'obiettivo fondamentale: Costruire il nucleo della propria identità - di Janelle Hallman  
14.
Riallacciare i rapporti con la famiglia /
15. Liberarsi dall'omosessualità -/
16. La guarigione del bambino interiore -/
17.
La tentazione: scelta o costrizione? -/
18.
Una sana eterosessualità -/
19.
La liberazione dalle dipendenze sessuali -/
20. Collaborare con il processo di guarigione -/

21. Proclamare la nostra nuova identità -/
22.
Intervista con Michael Glatze
23.
Perdonare agli altri -/
24.
Rifiuto e narcisismo -/
25. Accogliere Dio nelle nostre fratture -/
26.
Sane amicizie con le persone dello stesso sesso -/
27. Riconciliazione e liberazione -/
28. La guarigione dell'identità di genere -/
29.
Capire l'omosessualità - Invidia e idolatria -/
30. Joseph Nicolosi: L'Esperienza del Double-Loop
   

31. Riassunto di passi per uscire dall'omosessualità - di Frank Worthen
32.
Il primo passo: "una decisione importante" - di Frank Worthen
33.
Cosa si può fare per uscire dall'omosessualità -/
34. La terapia riparativa di Joseph Nicolosi - di Fr Max
35.
La prima fase della terapia con donne SSA - di Janelle Hallman 
36.
Aiutare donne che provano attrazione per lo stesso sesso - di Janelle M. Hallman
37. La realizzazione del sogno di una vita: l'amante cristiano - Frank Worthen
38. Masturbazione - di Frank Worthen
39. Come gestire le nostre risposte istintive - di Frank Worthen
40. Il Potere Terapeutico della Sintonia - di Joseph Nicolosi
 
41. Soffrire in silenzio - di Frank Worthen
42. Comprendere il termine "ex gay" - Frank Worthen
43. Desessualizzare i bisogni più profondi - di Alan Medinger
44. Le quattro fasi della guarigione - di Doug Houck

45. Radici del lesbismo, dipendenza emotiva e terapia - di Janelle Hallman
46. Decidere di affrontare il dolore - di Adam Medinger

47. Il difficile compito di accettare la nostra vera identità- di Alan Medinger
48. Quando la rabbia affiora... 
49. Un Cuore Grato: un antidoto alle tentazioni - di Alan Medinger
50. Il libro di Janelle Hallman - per le donne che desiderano cambiare
 
51. (Guarigione attraverso la) Conversione religiosa - tratto da "Omosessualità e Speranza" 

52. Conoscenza di sé e lotta - tratto dal libro "Omosessualità e Speranza" di G.v.d. Aardweg
53. Iperdrammatizzazione - tratto da "Omosessualità e Speranza" di G v.d. Aardweg
54. Le tematiche più comuni nelle donne con tendenze omosessuali - di Janelle Hallman 

56. "Origine nella donna" - tratto da "Omosessualità e Speranza"
57. I dodici passi di Courage 
58. Joseph Nicolosi: Anteprima del VIDEO "Convegno su Identità di genere e lbertà""
59. Interferenza - di Frank Worthen
60. Dipendenza emotiva, un pericolo per le amicizie del cuore - Lory Rentzel

61. Dipendenza come maschera - Tratto dal libro Craving for love 
62. VIDEO - Ecco come avviene il cambiamento a livello molecolare e neuronico 
63. L'obiettivo fondamentale: Costruire il nucleo della propria identità - di Janelle Hallman
64. Testimonianze di cambiamento (video-audio-scritte) attraverso la terapia (in inglese)
65. VIDEO: Come guarire dalle emozioni ferite - Joyce Meyer
66. La diffidenza e il sospetto 
67. Che cosa fare quando si hanno tentazioni - Frank Worthen
68. Scritture che infondono speranza -/
69. Gli strumenti di Satana - di Frank Worthen 
70. E così volete diventare un Terapeuta Riparativo - di Joseph Nicolosi

71. Testimonianze di cambiamento scritte/video attraverso la Terapia 
72. Una Risposta Esauriente alle Obiezioni al Trattamento dell'Omosessualità
73. "Ex-Gay? Uno Studio sulla Modifica dell’Orientamento Sessuale attraverso la Religione"
74. Un cliente descrive il processo di cambiamento
75. Il dilemma dell'omosessualità - intervista al dott. Nicolosi
76. NARTH: Cambiare é possibile
77. Presentazione del libro di Joseph Nicolosi "Omosessualità maschile..."di Bruto Maria Bruti
78. Narth esorta i Mezzi di Informazione alla precisione
79. I miei due anni in Terapia Riparativa - di Ben Newman
80. Sono Linda Nicolosi, sostenitrice di NARTH

81. Abbandonare il lesbismo e confrontarsi con l'attivismo LGBT
82. Il Paradosso dell’Auto-Accettazione
83. Joseph Nicolosi: L'Esperienza del Double-Loop
84.
Guarire dall'omosessualità si può - di Andrea Morigi
85. Presentazione del libro del dottor Nicolosi: "Omosessualità maschile..."-di Chiara Atzori
86.
Alla ricerca della propria identità sessuale -J. Nicolosi
87. Intervista con Michael Glatze
88. Omosessualità e normalità: Colloquio con Joseph Nicolosi
89.
La terapia riparativa dell’omosessualità: Colloquio con Gerard J. M. van den Aardweg
90. Aiutare donne che provano attrazione per lo stesso sesso - di Janelle Hallman

91.
Un libro da leggere - di Chiara Atzori
92.
Introduzione del dottor Nicolosi al suo libro "Oltre l'omosessualità"
93.
L'Ex Presidente Dr. Nicholas CummingsDescrive il proprio Lavoro con Clienti SSA
94.
La speranza di vincere il disagio
95.
L’identità sessuale maschile:un incontrocon Joseph Nicolosi, presidente di NARTH
96.
Cambiare si può - di Roberto Marchesini
97.
Omosessualità? Si può uscirne - di Mario Palmaro
98. Sviluppo dell'omosessualità femminile - a cura del Narth
99.  Introduzione al libro di Joseph Nicolosi "Omosessualità maschile: un nuovo approccio"
100. Joseph Nicolosi. Omosessuali non-gay: chi sono? 


101. Il Potere Terapeutico della Sintonia - di Joseph Nicolosi
102. "Ascolti anche gli Ex-Gay"

103. J. Nicolosi intervista Gordon Opp: Un Ex-Gay Descrive il Processo di Cambiamento
104. Il Primato dell'affetto - di Joseph Nicolosi

105. Terapia riparativa: riparare che cosa? - di Franco Poterzio
106. Il nuovo libro di Joseph Nicolosi: Identita di genere. Manuale di orientamento

107.  Redenta! 10 Passi per Uscire dall'Omosessualità, se lo Volete - di Charlene Cothran
108. Joseph Nicolosi: Anteprima del Video "Convegno su Identità di genere e lbertà""
109. Le fasi della terapia riparativa - Paul Popper (terapeuta riparativo) 
110. Accogliere/Respingere - di Frank Worthen

111. Aggrapparsi a Cristo e alla sua Chiesa -/
112. E' Dio che opera il cambiamento - di Frank Worthen
113. Radici del lesbismo, dipendenza emotiva e terapia - di Janelle Hallman
114. "Così insegno ai trans a tornare uomini" - di Andrea Morigi
115. Una Storia - VI Parte - Amare lo stesso sesso -/
116. VIDEO: La ragazza nello specchio 
117. Gay come reinvenzione di se stesssi - Joseph Nicolosi Ph.D

lunedì 23 giugno 2014

DOCUMENTARIO DI UN COMICO NORVEGESE SMENTISCE LA TEORIA DEL GENDER


DOCUMENTARIO DI UN COMICO NORVEGESE SMENTISCE LA TEORIA DEL GENDER

guarda il  VIDEO
COMICO NORVEGESE CHE HA INTERVESTATO NOTI SCIENZIATI E RICERCATORI

Famoso COMICO norvegese intervista noti SCIENZIATI e RICERCATORI su Ideologia GENDER ...

... e il "Centro Nordico del Gender" 
perde i finanziamenti del Governo Norvegese  

martedì 17 giugno 2014

Uscire dall'omosessualità: L'AMANTE PERFETTO


L'AMANTE   PERFETTO


L'immagine idealizzata e erotizzata dello stesso sesso gioca un grosso ruolo nelle relazioni omosessuali. Quando è innamorato, l'omosessuale è in realtà invaghito dell'immagine idealizzata che ha del suo proprio sesso. Il partner dello stesso sesso non fa che corrispondere a quest'immagine idealizzata, come illustrato dall'esempio dei cloni a New York. La relazione dell'omosessuale con il suo partner dello stesso sesso è basata più su una proiezione di un'immagine illusoria sorta dal suo cuore che su un reale amore per un'altra persona.

Parte della mia guarigione dall'omosessualità avvenne soltanto quando rinunciai alla speranza idolatrica di trovare un giorno quel perfetto amante omosessuale che corrispondesse all'immagine idealizzata e erotizzata dello stesso sesso che avevo dentro di me. Anche dopo aver ricevuto una guarigione profonda da parte del Signore, avevo ancora questa speranza idolatrica nel mio cuore. Sapevo che si trattava di un desiderio empio e che bisognava che morissi ad esso. Ma volevo continuare ad esercitare un certo controllo sulla mia vita. 
Nella mia mente credevo ancora che ci poteva essere un uomo da qualche parte nel mondo che avrebbe potuto appagare i miei bisogni. 
A quel punto, la nevrosi omosessuale non era più un'esigenza pressante che rumoreggiava in me. Si trattava piuttosto di un pacato brusio nevrotico. Allora la tentazione di Satana nei miei confronti era di cercare, serbando pure la guarigione che Gesù mi aveva dato fino a quel momento, quell'amante omosessuale perfetto con il quale passare in pace il resto della mia vita.

Quella speranza colpevole era un ostacolo fondamentale che m'impediva di ricevere ulteriore guarigione da Dio. Dopo essermi pentito di questo, presi coscienza del fatto che col mio primo allontanamento dall'omosessualità avevo lasciato qualcosa in cui trovavo un grande piacere. La Bibbia parla dei "piaceri del peccato" (Ebrei 11,25). Una delle ragioni per le quali non riusciamo a restare liberi da certi peccati è il fatto che neghiamo che questi peccati contengono un elemento di piacere. 
Durante questo periodo di lotta per restare libero da ogni attività omosessuale, mi ricordavo quotidianamente che avevo dato a Dio qualcosa che amavo. Gli domandavo quindi di sostituire i miei struggimenti per quei piaceri carnali con una sete sincera di piaceri buoni e santi. Per diverso tempo la mia preghiera a Dio fu: "Apri i miei occhi perché veda le cose buone e sante che hai messo in questo mondo. Apri il mio cuore perché risponda a queste cose con amore, gioia e meraviglia."

Un'altro fattore caratteristico delle relazioni omosessuali è la ricerca dell'identità di genere per mezzo del partner dello stesso sesso. Gli uomini che non sono riusciti a completare la loro identificazione di genere durante l'infanzia cercano di stabilirla in un altro. L'irresistibile sentimento di essere "innamorati" di qualcuno dello stesso sesso è in realtà una ricerca di identificazione di genere che si è erotizzata.

Quando una persona che soffre di nevrosi omosessuale cerca la guarigione, la persona che l'aiuta deve cercare di sapere se è coinvolta in una relazione omosessuale in corso. La separazione dal partner dello stesso sesso può far emergere la sofferenza di un'incompleta identificazione di genere. In una relazione omosessuale tale sofferenza può essere temporaneamente repressa o rimossa.

Per guarire, l'omosessuale deve affrontare il suo vuoto interiore e riconoscere che ha tentato di colmarlo con un'immagine idealizzata e erotizzata dello stesso sesso e che questo vuoto lo ha spinto a mettere la sua identità in un altro dello stesso sesso. Ciò equivale ad aver innalzato il proprio sesso ad idolo nel suo cuore.
Il profeta Ezechiele ci dice che separandoci da Dio noi abbiamo eretto degli idoli (Ezechiele 14,7). In Romani 1,18-23, San Paolo ci dice che la collera di Dio si è abbattuta su tutta l'umanità, e non soltanto sull'omosessuale, a causa dell'idolatria. 
Abbiamo "cambiato la gloria dell'incorruttibile Dio con l'immagine e la figura dell'uomo corruttibile". Nel contesto di Romani 1, l'omosessualità è citata come una delle conseguenze dell'idolatria dell'uomo (Romani 1,26-27). Per essere guarito, l'omosessuale deve pentirsi della sua idolatria. Ma la Chiesa deve pure comprendere che questo peccato è legato al bisogno che l'omosessuale ha di essere profondamente guarito nella sua identità di genere. E' necessario quindi poter trovare nella Chiesa un ambiente di grazia dove il vuoto creato dall'incompleta identificazione di genere possa essere affrontato con grande pazienza e amore sincero.

sabato 7 giugno 2014

Si può Cambiare_ Una madre che ha superato la Disforia di Genere (DIG) si racconta per amore di suo figlio



Una madre che ha superato la Disforia di Genere (DIG) si racconta per amore di suo figlio


"... PER  PAURA DI  FERIRLI  NON  NEGHIAMOGLI  LA VERITA'"


Il disturbo dell'identità di genere (spesso abbreviato in DIG), detto anche disforia di genere, è un disturbo in cui una persona ha una forte e persistente identificazione nel sesso opposto a quello biologico cioè quello assegnato anagraficamente alla nascita. Il DIG è indipendente dall'orientamento sessuale e non va confuso con esso: infatti una transessuale da maschio a femmina (MtF) può essere eterosessuale o lesbica, così come un transessuale da femmina a maschio (FtM) può essere eterosessuale o gay.

------------------------------------ Testimonianza:


“Gender”: come trasformare un problema famigliare in stile di vita

 

Ho superato i miei problemi di identità (DIG  Disforia di Genere) in un tempo dove la società ancora ti permetteva di superarli, trovando delle naturali strategie psicologiche. Non venivano pubblicizzate tante “alternative”, per mia fortuna, e l’unica possibilità era quella di imparare ad adattarsi alla realtà. 
La maggior parte dei bambini con DIG, specialmente se aiutati a sanare le dinamiche famigliari distorte, risolvono spontaneamente questo problema in 2 modi: procedendo verso l’eterosessualità (un tempo ciò accadeva a quasi tutti), oppure dirottando verso l’omosessualità (oggi più di ieri). Questo tipo di bambina di cui sto parlando si vive psicologicamente come un ragazzino, si riconosce in questa sua identità manifestandolo in 2 modi principali: il primo nel vestirsi, giocare, relazionarsi e fare tutto come un maschietto ( “io sono come loro”), il secondo (successivo rispetto al precedente) , riuscendo a percepire questa sua identità falsata anche nel relazionarsi con le bambine (“loro sono diverse da me e questo conferma il mio sentirmi maschio”). Questo secondo tipo di vissuto, rapportato a oggi e con la mentalità corrente, può portare prima verso l’omosessualità e in seguito in alcuni casi anche verso la transizione. Ovviamente per i maschi il discorso è analogo, ma all’inverso. 
Tornando al mio passato, non trovando alternative diversificate né nella società e tanto meno nella mia testa (ma nemmeno trovando l’aiuto dei genitori nel cambiare le dinamiche famigliari), ho risolto il tutto in un modo spontaneo ma anche un po’ contorto. Mi spiego. Dapprima mi sono trovata a vivere i rapporti come un “omosessuale” uomo fa senza rendersene conto, cioè prendevo dagli uomini la loro virilità che sentivo essermi stata negata. In poche parole mi sentivo empaticamente appagata nel guardare e toccare loro. Per i primi anni sono stati rapporti sempre solo vissuti a senso unico, non permettevo loro né di toccarmi e né di spogliarmi, era troppa la vergogna che provavo nel mostrarmi donna. 
Però con il tempo, vivendo empaticamente il loro piacere, sentendomi desiderata dagli uomini, ho iniziato a vivere e sentire come desiderabile e piacevole anche la mia identità femminile che sempre più ha trovato il coraggio di emergere. Più alimentavo il loro piacere, più aumentava anche il mio e nel contempo aumentava l’apprezzamento per quello che ero veramente. Fin dalla mia più tenera età avevo iniziato a capire che il mio desiderio ossessivo d'essere bambino corrispondeva anche al timore inconscio di “deludere” i genitori ogni volta che ero costretta a smascherarmi come bambina. LA MIA IDENTITA’ FALSATA ERA LEGATA A LORO, ALL’IMPRESCINDIBILE BISOGNO D’ESSERE ACCETTATO E PERCIÒ AMATO CHE HA IL BAMBINO DA PARTE DEI GENITORI. UN BISOGNO VITALE CHE ARRIVA ANCHE A NEGARE LA PROPRIA IDENTITÀ SE INCONSCIAMENTE ANCHE ERRONEAMENTE PERCEPISCE CHE COSÌ DEV’ESSERE PER ESSERE PIÙ AMATO. 
LA DIG (Disforia di Genere) infantile è prima di tutto un problema d’amore e di accettazione, d’identità solo di conseguenza e in apparenza. Quando mi chiedevo perché piangevo e volevo essere a tutti i costi un maschio, non riuscivo a darmi risposte, ma quando mi arrabbiavo e volevo andare contro questa mia identità imponendomi di fare cose da bambina, magari chiedendo regali da femmina, appena mi immaginavo nel farlo sentivo una sensazione frammista a vergogna e senso di deludere i genitori e non lo facevo (deludere i genitori corrispondeva alla paura di non essere più amata).
 C’era una madre dominante, non accogliente, quasi ostile che attuava differenze discriminanti evidenti tra noi figlie femmine e il maschio più piccolo. C’era un padre completamente assente, che però prendeva sempre le mie difese, anche perché ero l’unica che lo aiutava nei lavori ; questo faceva arrabbiare ancora di più la mamma nei miei confronti. Perfino apertamente mi diceva del suo disagio provato ogni volta che ero presente in casa. Solo dopo la grande gioia di essere diventata mamma a mia volta, questa ferita è guarita completamente da sola, anche nel bisogno affettivo. Inutile dire che come sono spariti i miei problemi, sono iniziati quelli del figlio. 

Ero stupita di come così piccolino cercasse la figura di un padre. Il padre biologico è un uomo cresciuto a sua volta senza il padre, morto quando lui aveva pochi mesi di vita, e quando gli ho dato la notizia dell’arrivo di nostro figlio ha ritenuto, dopo aver appreso il mio rifiuto alla sua richiesta di abortire (cosa che non accettò), di andarsene sostenendo che il bambino sarebbe potuto crescere “bene come lui” anche senza la presenza di un padre (?). Lui infatti era cresciuto “così bene”  che, non avendo sperimentato il valore di quella importantissima figura di riferimento che è quella del padre, ha lasciato anche suo figlio solo, inconsapevole di quanto lo stava così penalizzando. (Avrei potuto obbligarlo a riconoscerlo, ma non se lo meritava). 
Questo per sottolineare come l’assenza di un genitore si può ripercuotere negativamente in modi molto diversificati nello sviluppo della persona. Il padre biologico di mio figlio sarebbe stato uno di quei bambini che sfuggono dalle statistiche dei figli con disagi dovuti alla mancanza di un genitore: alle scuole superiori aveva vinto perfino un premio come miglior allievo, ma, come dimostrato dalla realtà, le ripercussioni negative possono emergere durante tutto l’arco della vita, magari quando meno ce la si aspetta, e assumere molti volti. 
Mio figlio si affezionava ad ogni uomo che instaurava un qualche piccolo rapporto con lui e appena scopriva che non c'era più ne soffriva terribilmente, con manifestazioni di sofferenza anche molto evidenti in più circostanze. Questo non succedeva mai con le donne che si occupavano di lui mentre io lavoravo. In seguito mi sono legata ad un uomo che non è riuscito a dargli tutte le piccole attenzioni che un vero padre avrebbe dovuto dare… favorendo le 2 figlie femmine. Come avrei potuto fargliene una colpa, quando sono stata io a mettere al mondo un figlio senza il padre?! Piuttosto dovevo essergli grata per tutto ciò che in ogni caso ha saputo dare. 
Così ho iniziato ad essere iper-protettiva, a cercare di separare il figlio nella quotidianità da quest’uomo che era anche diventato suo padre per adozione. Istintivamente la mia intenzione era quella di evitargli delle sofferenze. Probabilmente alcune le ho evitate, ma ne ho causate altre. Vedevo crescere nel figlio un'eccessiva vergogna verso la sua sessualità, proprio come avevo vissuto anch’io fin dai primi anni di vita, mentre per lui questo è iniziato dopo i 6, 7 anni, nella nuova situazione famigliare e dopo la nascita della sorellina. Ora nessuno lo doveva più vedere nemmeno in mutande e quando indossava un pigiama aderente si piegava in avanti per nascondere le sue forme, tirando giù il più possibile il sopra del pigiama. 
Facendo ricerche in base ai suoi strani comportamenti, trovai che avevano un’analogia con i ragazzi che subiscono abusi sessuali. Eppure ero certa che non era il suo caso. Successivamente in adolescenza, con tutti gli atteggiamenti tipici di chi non accetta di vedersi trasformare in uomo, ho appreso della “sua omosessualità”. Dal canto mio non mi ero preoccupata più di quel tanto, perché credevo fosse solo una fase passeggera adolescenziale, un volersi conformare per ribellione alla nuova mentalità della società. 
Ha iniziato a frequentare “ambienti per adolescenti alternativi” di Milano dove sopraggiungevano attempati uomini adulti che approfittavano dei ragazzini (c’è un riscontro oggettivo anche nei verbali della procura dei minori) e ne è talmente rimasto deluso che per anestetizzare il tutto, si è buttato nella droga facendo precipitare la situazione in modo molto tragico. Solo allora ho iniziato a fare ricerche nei web su tutto quanto raccontavano a proposito di omosessualità. E’ stato incredibilmente scioccante, come accendere non solo una lampadina, ma un enorme faro nel buio. 
Subito dopo aver letto che alcune bambine con forti problemi d’identità arrivano anche a fare la pipì in piedi, ho capito che ciò che ha convissuto con me per i primi quasi 30 anni della mia vita si chiamava disforia di genere. Non avevo mai saputo dare un nome a tutto quel che avevo provato e vissuto, in un tempo dove la società ti obbligava a reagire senza tanti se e ma. Ma nemmeno sapevo che fosse un problema di molti, o anche solo un problema… ero semplicemente io, una bambina che piangeva perché a tutti i costi voleva essere un maschietto, che modellava il pube sperando che crescesse il pene e che credeva di essere nata nel corpo sbagliato, che ha sempre giocato al calcio a casa, a scuola e in seguito nelle squadre femminili anche di Hockey su ghiaccio, senza mai fare la doccia con le altre ragazze fino ad oltre i 22, 23 anni, poiché pur avendo un corpo statuario, mi vergognavo nel mostrare la mia femminilità. 
Sono stata per 4 anni alle scuole medie, con un maschio quale compagno di banco. Avevo il culto della muscolatura e della forza fisica e ogni giorno mi allenavo in tutti i modi per aumentarle. Mi piaceva battermi con i ragazzi, sfidarli e vincere. Bucavo i genitali e i seni delle Barbie di mia sorella con gli aghi provando piacere nel farlo e mi chiedevo come mai facessero dei giocattoli così provocanti dal lato sessuale e come mai la mia mamma e mia sorella sembravano non accorgersi che erano erotiche e che gli facevo i buchi, mentre l'unico bambolotto che ho accettato in regalo, era un bambino con il pene di plastica che faceva la pipì, anche in quel caso l’ho voluto solo perché aveva il pene e mi sembrava strano che la mamma me lo lasciasse prendere senza capire che era quello lo scopo della mia scelta. 
Già attraverso questi 2 tipi di giocattoli sessuati al maschile e al femminile percepivo me stessa nei 2 modi differenti in cui mi sarei potuta realizzare sessualmente nel futuro, combinatamente alla DIG, il primo nel percepirmi uomo che possiede il corpo di una donna (la Barbie rappresentava una possibile apertura verso l’omosessualità, se avessi saputo che esistevano questo tipo di persone) e il secondo vivevo quel pene empaticamente come fosse il mio (il bambolotto invece rappresentava un’apertura verso l’eterosessualità, anche se in verità era un’eterosessualità contorta). 
Proprio per questo i bambini con una Disforia di Genere sviluppatasi in tenera età, la maggior parte delle volte risolvono spontaneamente in adolescenza questo problema evolvendolo in eterosessualità o omosessualità. Creavo situazioni e giochi con i compagni dove li spingevo a spogliarsi e mi stupivo del fatto che loro lo facevano sempre, mentre io mai mi sarei spogliata davanti a loro. Evidentemente loro non avevano problemi d’identità e vivevano le loro parti genitali con naturalezza e senza eccessiva vergogna. Mentre io da una parte ero attratta in modo ossessivo da tutto quanto era genitale e dall’altra mi vergognavo tantissimo del mio sesso genetico femminile. 
I problemi d’identità dei bambini piccoli sono fortemente legati al sesso genetico e partono da una presa di consapevolezza collegata ad un rifiuto di quella parte anatomica percepita come non amabile e apprezzabile per colpa delle dinamiche famigliari. Da quella presa di consapevolezza seguita subito dal rifiuto scaturisce la Disforia di Genere (DIG), dove il bambino inizia inconsciamente ma categoricamente ad identificarsi nell’altro genere, non perché non esiste differenza tra i generi, ma proprio perché cerca questa differenza al contrario. Desideravo tantissimo avere il pene al punto che me lo sentivo (effetto arto fantasma), per questo guardando un ragazzo che si masturba o toccandolo, percepivo il suo piacere su di me.
 Il maschietto con una DIG cerca di spingere il pene all’interno di sè, non lo vuole, lo nega. Ho ricordi vivissimi di tutti i pensieri che avevo e le sensazioni che provavo fin da piccolissima, dovuti proprio al fatto che, essendo la mia una crescita sofferta e anomala, continuamente mi obbligavo a pormi domande e a scavare nei ricordi per cercare di dare un senso a ciò che facevo, che sentivo e che volevo essere,  il tutto contrastando con forza  ciò che vedevo con gli occhi essere invece realmente.
 Mia madre sembrava contenta che avessi questa identità da maschio, si arrabbiava solo quando non volevo mettere i vestiti da femmina che lei stessa mi cuciva. Del resto anche lei mi ha sempre detto di non essere stata felice di essere femmina e che avrebbe voluto essere maschio per far felice suo padre, poiché erano in 3 sorelle. Anche mio padre sembrava contento di com’ero, mi difendeva sempre. 
Ho sempre voluto gli stessi giocattoli di mio fratello: macchinine, soldatini, palloni e pistole, e i miei genitori me li hanno sempre comprati senza porsi problemi. La mamma in seguito ha iniziato a cucirmi solo pantaloncini bermuda per la bella stagione. Vestita in quel modo mi ricordava anche il mio maestro, incontrato dopo tanti anni. Oggi ci sono libri di persone che hanno cambiato orientamento sessuale che descrivono tutto, come fossero la fotocopia della nostra vita, mia e di mio figlio. Ho capito i problemi di mio figlio; ogni riga che leggevo confermava tutto quello che avevo osservato svilupparsi in lui nelle varie fasi della crescita e tutto quello che avevo vissuto io stessa confrontati con l’ambiente famigliare.
 Questa società riempie il mondo di menzogne e disinformazione al punto da voler condurre un ragazzo che si trova in queste situazioni a prendere un’unica direzione sofferta e forzata…Proprio come accadeva un tempo, ma in senso totalmente opposto. Mio figlio, al contrario di me, ha saputo subito dare un nome a ciò che sentiva, ma dietro quel nome esisteva solo la falsa idea di essere nato così. 
Abbiamo parlato, litigato, l'ho messo davanti a tutta la verità sulla sua infanzia, ricordandogli ogni particolare. Le fidanzatine all'asilo e i primi anni di scuola, ricordi che sembrava aver rimosso. Gli ho ricordato tutta l'evoluzione del suo cambiamento negli anni, di come si è piegato sotto la sua sofferenza, con segni evidenti che però non ho saputo interpretare per mancanza di conoscenza. L'ho ferito profondamente e il suo dolore era il mio dolore, ma ho voluto andare avanti fino in fondo e infine gli ho chiesto il perdono a mio nome e a nome del papà. Non ho buttato le colpe sul padre, ma le ho divise tra noi, come giusto. E' stato un momento veramente doloroso ma lo sentivo necessario in nome della verità. 
Quella sera, in seguito alla discussione, si è chiuso in camera e non è più uscito fino al giorno dopo. Sebbene dicesse di non credere alla possibilità di cambiare, si è messo a leggere tantissimi libri sulle neuroscienze cognitive e le filosofie della mente, e tutto questo gli ha permesso di capire che il suo sè viene dalla mente; cambiando il modo di pensare, immaginare e sognare, cambia anche la realtà. Lui credeva in una forma radicale e totalizzante nelle cose che aveva letto, mentre io preferivo credere in Dio, proprio per questo un po’ lo prendevo in giro. 
Comunque ha iniziato veramente a cambiare modo di vivere, di relazionarsi con le persone e dopo circa un anno (e dopo aver ricevuto una forte delusione da parte di una ragazza che l’ha fatto sentire ferito e umiliato), forse proprio pensando di non avere più nulla da perdere, ha trovato il coraggio di fare quel balzo che ancora lo frenava verso un cambiamento definitivo. Quello che sosteneva impossibile per se stesso, cioè l'avere rapporti con una ragazza, si è in seguito avverato e ne è stato felicissimo. Passava i giorni e le notti con lei e quando tornava a casa sembrava ogni giorno un po’ più cresciuto. Per me è stato un avvenimento di gioia, ovvero la gravidanza e l’arrivo di mio figlio, a dare il tocco finale al mio personale cambiamento, mentre per mio figlio è stata una forte delusione che lo ha portato a reagire positivamente.
 Per altri può essere un incontro casuale con una persona dell’altro sesso e per altri ancora l’incontro con la fede. Non c’è un’unica strada che porta al cambiamento, come non c’è un’unica strada che porta all’omosessualità, sicuramente però la possibilità di cambiare esiste per tutti, ma tutto dipende anche da come una persona vive psicologicamente quell’avvenimento, con quanto entusiasmo, coerenza, coraggio e determinazione. 
Né io né mio figlio ci siamo sottoposti a “terapie riparative”, però la psiche e le informazioni hanno avuto un ruolo fondamentale nel cambiamento. Questo tipo di terapie non sono altro che informazioni che lavorano sulla psiche togliendo vecchie credenze sbagliate e mettendo nuove conoscenze che in seguito permettono alla persona di vedere la realtà sotto un’altra luce. Sono tutti dei cammini, dei processi di maturazione e conoscenza che possono continuare anche per anni, fin quando capita l’evento che dà la svolta definitiva. Solo quando si arriva a vedere le cose diversamente si può cambiare, ma per vederle diversamente bisogna conoscere molte verità di tante realtà che ci riguardano. Un tempo erano nascoste dall’ignoranza e dalla mancanza di conoscenza e oggi, purtroppo, a nasconderle è l’ideologia LGBT. 
Fin quando una persona crede di essere se stesso “gay” e di essere nato in questo modo con una sorta di marchio geneticamente sigillato, non potrà mai cambiare. Credo fortemente che l'aiuto dei genitori possa essere di grande importanza in queste dinamiche. Non nell'obbligare il ragazzo a prendere una decisione voluta dalla famiglia, ma scavando negli errori in modo da poterli correggere, dando delle risposte e delle spiegazioni ai figli e chiedendo loro anche il perdono se necessario. In quanto donna di fede, credo anche fortemente che le preghiere dei genitori vengano sempre ascoltate.
 Oggi posso tranquillamente confermare che a mio figlio piacciono le ragazze, è felice e libero da droghe (non fuma nemmeno più le sigarette). Per quel che concerne la mia storia, sono stata una persona con problemi di identità così marcati dentro di me, da impedirmi di avere le mestruazioni fino a 18 anni, dopo che un medico me le ha provocate con delle pastiglie. Questo per dimostrare quanto la nostra mente possa influenzare anche il corpo. A 10 anni ho anche finto di essere maschio ed ho fatto la corte a delle bambine più piccole, spinta unicamente dal bisogno così forte di sentirmi maschio. 
Ricordo ancora che credevo d’essere l’unica al mondo ad aver provato quel tipo di esperienza psicologica, sulla quale mi ero posta molte domande trovando l’unica risposta in quel mio fortissimo bisogno identitario falsato. Per fortuna che a quell’età non sapevo esistessero persone che si definiscono lesbiche o transgender altrimenti avrei creduto anch’io di essere nata con quell’identità e non avrei potuto vivere la gioia di essere madre e nemmeno la gioia di dare un padre a mio figlio. Questo solo grazie alla mentalità, oggi ritenuta dai più, ottusa e arcaica, della società in cui sono cresciuta. 
Purtroppo oggi come allora, manca l’aiuto e la corretta informazione che possa dare ad un giovane la possibilità di capirsi. Un tempo non sapevi nemmeno di avere un problema, ti facevi tante domande che restavano senza risposta, pensavo d’essere nata nel corpo sbagliato …. Oggi non ti poni più nemmeno domande, perché ti hanno già inculcato un’unica risposta: - “Sei gay o transgender” – Peccato che sia la risposta sbagliata.