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sabato 31 maggio 2014

VIDEOConferenza Philippe Arino: L'omosessualità è una ferita dell'identità


CONFERENZA OMOSESSUALITA' 
con Philippe Arino (Bologna, 4 aprile 2014)

(bilingue francese/italiano; in cinque parti) – 4 avril 2014


Philippe Arino, saggista, professore, attore e cantante
CLICCA QUI PER GUARDARE i VIDEO 



La persona omosessuale ha difficoltà ad amarsi e ad accettarsi come unica


Presi singolarmente siamo persone adorabili ma diventiamo violenti nel rapporto di coppia, soprattutto le donne.


Ho avuto un pessimo rapporto con mio padre e da adolescente non riuscivo ad avere amicizie maschili. Poi ho capito e ammesso che le mie tendenze omosessuali erano il sintomo di una “ferita”, solo così la mia sofferenza ha cominciato a scemare. 


L’omosessualità è una ferita che non viene alleviata dall’avere rapporti. Se non lo ammetti, non avrai mai pace.
L'omosessualità è il segno sociale che gli uomini e le donne non si incontrano più, che non riconoscono la differenza tra i sessi

Conosco diverse coppie omosessuali che stanno bene ma che non sono veramente felici

La gente è disturbata dalla pratica, dall'atto omosessuale ma non dalle persone omosessuali.
Molti ritengono che si tratti di una malattia perchè questa inclinazione è legata a dei contesti di sofferenza ma in realtà è una tendenza che scaturisce da una ferita, da una sofferenza.

Durante una conferenza, parlai della mia condizione e mi resi conto che mi aiutava. Non solo, spiegando il mio dramma riuscivo ad aiutare tante persone, persino uomini e donne sposati.

Quando avevo rapporti con altri uomini o li guardavo in modo possessivo, sul momento, provavo soddisfazione. Ma ero solo e non mi completavo mai. In quei momenti ti illudi di poter vivere la sessualità come gli altri, ma la verità è che la sessualità si può vivere solo nella differenza sessuale.

L'omosessualità è una ferita dell'identità


Prima mi sentivo sempre inferiore agli uomini, perché l’omosessualità è invidiosa.


La maggioranza degli atti omofobi e degli insulti contro le persone con la mia tendenza provengono da persone che hanno ferite come la mia, che urlano e sbraitano perché sono fragili. 

C’è una fragilità identitaria crescente. Dilaga perché l’uomo e la donna, anche quelli che vivono insieme, spesso non riconoscono la bellezza della differenza e non si incontrano più. Non sanno perché si sposano, stanno insieme ma sono soli, vivono il rapporto egoisticamente e non entrano in comunione.
Mi sono accorto che le persone hanno bisogno che gli si parli dell'omosessualità, che gli si spieghi che gli si spieghi di che cosa si tratta 

Io ho trovato una via, ma ce ne sono tante. Alcuni riescono anche a superare queste pulsioni, io ho scoperto che riconoscendo la mia ferita e offrendola a Cristo e alla Chiesa la mia condizione penosa diventava una festa. 
Le persone che parlano di omosessualità hanno paura di passare per omofobe oppure omosessuali. Quindi il risultato è che se ne parla molto poco 

Uscire dall'omosessualità_solo se racconteremo le nostre storie la verità sull'omosessualità verrà a galla

QUESTO SONO IO
Testimonianza di Emmanuele

IL SUO BLOG
http://emmanuelewundt.blogspot.it/




"è la storia semplice, comune, di tanti ragazzi che tuttora vivono nell’ombra, la storia che sui media non viene raccontata"


Arriva un momento nella vita in cui senti il bisogno di fermarti.
La vita gira vorticosamente intorno, le aspettative premono su di te e benché tu sia soddisfatto di quello che fai e della strada intrapresa, vorresti soltanto scendere dalla giostra rumorosa e ritirarti nel silenzio.

Per più di vent’anni sono stato il “bravo bambino”, ho mostrato la migliore facciata possibile, nascondendo nei più reconditi spazi della mia Ombra lo schifo e gli scarti di una vita vissuta a metà. Quando si crea una scissione così forte tra due parti di te, non serve essere psicologi per capire che c’è qualcosa che non va.

Non c’è stato un vero giro di boa, non ci sono stati eventi eclatanti che hanno segnato la svolta. Non c’è stata una conversione in senso stretto, perché la fede, pur con alti e bassi, ha sempre fatto parte della mia vita. Non ho vissuto il dramma dell’HIV, né ho subito il trauma della morte di qualche amico, amante o familiare.

Il mio è stato ed è ancora  un cammino lento, progressivo, a tratti faticoso, ma anche pieno di piccole soddisfazioni. Un cammino di discesa in profondità e di risalita verso la luce. Per poter risalire ho dovuto abbracciare il mostro che stava nascosto nell’Ombra, e in questo abbraccio accorgermi che il mostro ero io. Ho imparato poco alla volta a volermi bene, ad amare anche le parti più oscure di me, a ridere di me stesso e a prendermi cura delle ferite profonde.

Forse, è proprio per questo che la mia storia merita di essere raccontata: è la storia semplice, comune, di tanti ragazzi che tuttora vivono nell’ombra, la storia che sui media non viene raccontata perché non è piena di colori e pajettes.

Eppure, se anche una sola persona dovesse, un domani, dirmi che la mia storia gli ha donato un po’ di speranza, credo che per me sarà sufficiente.

Voglio solo raccontare un’altra verità: la mia. Forse non è politicamente corretta, forse è scomoda per qualcuno che muove le pedine del potere, ma non è contro nessuno.

Un giorno ho promesso a Dio che, se mi avesse tirato fuori dalla palude delle pulsioni omosessuali, gli avrei offerto la mia vita come una piccola missione al servizio degli altri.
Come psicologo e come uomo.

Come psicologo sono abituato ad ascoltare storie e a raccontare la mia. Ho fatto anni di terapia e ho analizzato spesso il mio passato.
Ma ora è il tempo di mettere per iscritto. Non tanto per me, ma soprattutto perché oggi più che mai c’è un grande bisogno di testimoni.  

Forse non tutti se ne sono accorti, ma è in atto una deformazione della realtà. Chesterton aveva previsto che sarebbero arrivati giorni in cui avremmo dovuto sguainare le spade “per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”.
I tempi sono questi. Non a caso questa frase è stata scelta per lanciare la “Manif pour tous”, il grande movimento nato per combattere a favore della famiglia naturale, unico luogo in cui è possibile dare alla luce una nuova vita.

Oggi una piccola minoranza vuole farci credere che non esiste il sesso ma il gender, che non nasciamo con un progetto maschile o femminile inscritto nelle nostre cellule, ma che possiamo scegliere da grandi cosa diventare, e poi cambiare idea fluidamente ancora molte volte nella vita.


Peccato però che questa grande rivoluzione di “libertà” non stia portando l’ondata di felicità che aveva promesso.
Io e i tanti ragazzi che hanno vissuto storie simili alla mia, non abbiamo la presunzione di ristabilire l’ordine delle cose. Ci basta avere la possibilità di raccontare la nostra storia. 


Ma qualcuno sembra non gradire: la violenza con cui sono stati aggrediti Luca Di Tolve, la Manif, Joseph Nicolosi, dimostra che probabilmente questa verità “non s’ha da dire”.
Noi non ci fermeremo. Alla fine tutti i nodi vengono al pettine, e la verità verrà a galla.


Questo sono io.

sabato 17 maggio 2014

Uscire dall'omosessualità - Intervista a Philippe Arino ex attivista gay

Intervista a Philippe Ariñoomosessuale ed ex attivista gay parla di omosessualità


Guarda anche il Video


Maggio 17, 2014  Intervista di Benedetta Frigerio


Intervista a Philippe Ariño, autore di “Omosessualità controcorrente”,
che in Francia ha venduto più di 10 mila copie:

«L’omosessualità è una ferita che non viene alleviata dall’avere rapporti»
philippe


«L’omosessualità è la prima forma di omofobia». A parlare così è Philippe Ariño, omosessuale spagnolo di 34 anni, che oggi insegna lingue a Parigi. Blogger e frequentatore del mondo dell’attivismo Lgbt, nel 2011 ha cominciato a far parlare di sé rivelando di aver cambiato vita. Nel 2013 ha condotto in prima linea la battaglia contro la legalizzazione del “matrimonio per tutti” francese ed è autore del libro Omosessualità controcorrente, che in Francia ha venduto più di 10 mila copie.



È lui che consigliò a Frigide Barjot, ex portavoce della Manif pour tous, di non parlare di eterosessualità, «altrimenti si perde non solo la battaglia, ma la guerra». Intervistato da tempi.it, Arino spiega che «per salvare l’essere umano da se stesso bisogna andare all’origine del problema. Quello che cerchiamo di fare in piazza con i Veilleurs».


Ci racconti la sua storia. Come è cresciuto?

Ho avuto un pessimo rapporto con mio padre e da adolescente non riuscivo ad avere amicizie maschili. Poi ho capito e ammesso che le mie tendenze omosessuali erano il sintomo di una “ferita”, solo così la mia sofferenza ha cominciato a scemare. Essere omosessuali è una sofferenza, non una scelta o un peccato o una cosa innocua: conosco oltre novanta persone con pulsioni omosessuali che sono state violentate. Ora il mondo Lgbt mi odia per quello che dico, ma lo ripeto anche a loro: l’omosessualità è una ferita che non viene alleviata dall’avere rapporti. Se non lo ammetti, non avrai mai pace.


veilleurs

Quando ha cambiato il suo modo di intendere l’omosessualità?

Solo nel 2011 ho scoperto la bellezza della continenza. Avevo cominciato a riconoscere che qualcosa non andava ed ero tornato a frequentare la Chiesa. Durante una conferenza, parlai della mia condizione e mi resi conto che mi aiutava. Non solo, spiegando il mio dramma riuscivo ad aiutare tante persone, persino uomini e donne sposati.


È stato difficile?

Io ho trovato una via, ma ce ne sono tante. Alcuni riescono anche a superare queste pulsioni, io ho scoperto che riconoscendo la mia ferita e offrendola a Cristo e alla Chiesa la mia condizione penosa diventava una festa. Non praticando l’omosessualità non dico “no” alle mie pulsioni, ma “sì” a Dio: è un sacrificio per avere il meglio, il massimo, che prima non avevo. Noi pensiamo che il Signore ci voglia solo se siamo a posto: è il contrario, Lui viene da chi ha bisogno e se offri i tuoi limiti Lui fa grandi cose.


Perché il rapporto omosessuale non la rendeva felice?

Quando avevo rapporti con altri uomini o li guardavo in modo possessivo, sul momento, provavo soddisfazione. Ma ero solo e non mi completavo mai. In quei momenti ti illudi di poter vivere la sessualità come gli altri, ma la verità è che la sessualità si può vivere solo nella differenza sessuale.


Cos’è cambiato concretamente nella sua vita di oggi?

Prima mi sentivo sempre inferiore agli uomini, perché l’omosessualità è invidiosa. Ora, avendo scoperto che Dio mi ama e che sono suo figlio, voluto e amato, non mi sento più inferiore a nessun uomo. E così, dopo una vita, ho scoperto la bellezza dell’amicizia maschile, che non scambierei più con le relazioni di un tempo, in cui fingevo di riuscire a realizzarmi come l’uomo e la donna nei rapporti.


Chi come lei ha rinnegato il suo passato non è molto amato nella comunità Lgtb. Come vive il rapporto con il mondo che ha frequentato?

Mi ha messo nella black list. Mi minacciano e mi danno dell’omofobo, ma non sarei resistito con loro: è un mondo di menzogne, che all’esterno si mostra gaio e dentro è pieno di rabbia e tristezza. La maggioranza degli atti omofobi e degli insulti contro le persone con la mia tendenza provengono da persone che hanno ferite come la mia, che urlano e sbraitano perché sono fragili. Gli attivisti ti applaudono quando parli, ma vieni guardato solo per la tua sessualità, come se fossi un animale o un individuo di serie B che deve avere diritti speciali. Per questo dico che siamo i peggiori nemici di noi stessi. Nella Chiesa invece ho trovato per la prima volta qualcuno che mi ha accolto come persona, tenendo conto di tutto quello che è Philippe.


Lei sostiene nei suoi incontri che l’omosessualità sta dilagando, perché?

C’è una fragilità identitaria crescente. Dilaga perché l’uomo e la donna, anche quelli che vivono insieme, spesso non riconoscono la bellezza della differenza e non si incontrano più.

Non sanno perché si sposano, stanno insieme ma sono soli, vivono il rapporto egoisticamente e non entrano in comunione. Resta solo il sentimento, finché dura. Perché siamo arrivati a questa estraneità fra i due sessi? Credo che quando si recide il legame con Dio, tutto ci diventa nemico e anche fra l’uomo e la donna si introduce il sospetto. Invece ci si dovrebbe sposare per aiutarsi a tornare da chi ci ha creati: dove non arriva il maschio, arriva la femmina. Altrimenti resta solo il possesso che divide. E tutto ciò danneggia i figli. Se non partiamo da questa consapevolezza, non risolveremo mai il problema. Se giochiamo la partita su altri campi, è già persa.


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Cioè?

Il ministro francese della Giustizia, Christiane Taubira, madre della legge sulle nozze gay, esordì dicendo che bisognava distinguere tra matrimonio eterosessuale e omosessuale.

Questa è una bugia terminologica che non ha riscontro nella realtà e che non dobbiamo accettare. Bisogna dire che non esiste l’eterosessualità, esistono solo l’uomo e la donna, diversi e complementari. E poi non si deve escludere dal dibattito la questione omosessuale in sé. Se sta dilagando è responsabilità di ciascuno comprendere cosa sia e da dove venga, facendo capire a tutti a cosa andiamo incontro. Per lo stesso motivo dico sempre che non basta fare un discorso che parta solo dal diritto dei bambini, omettendo e tollerando con indifferenza i rapporti omosessuali.

Solo comprendendo la sofferenza che ne deriva e il fatto che si tratta di un’amicizia ambigua, incapace di amore, si capisce che l’unico alveo di crescita per un bambino è la famiglia con madre e padre. Persino nelle coppie dello stesso sesso più stabili, dove si cerca di rispettarsi, non c’è felicità. Ne conosco alcune e spesso sono proprio loro a capirmi. Durante una conferenza, un uomo che conviveva da 20 anni mi disse: «Come hai ragione!». Altre si chiedono: «Ma che vita stiamo facendo?». Se uno capisce questo non può più dire: «Poverini, lasciamoli fare» e passare per caritatevole come accade oggi.


Cosa succederà ai bambini cresciuti in una “nuova” famiglia?

Se il bambino non impara la bellezza della differenza, non sarà capace di amare. Una società che finge di esaltare le differenze, ma poi le tratta come una minaccia, cresce una generazione che non saprà accogliere l’altro. Viviamo in un mondo che rifiuta di guardare in faccia la realtà, con le sue contraddizioni e i suoi limiti, come quello della sessualità, oggi percepito come un pericolo. Questa deformazione della realtà umana sta conducendo a un collasso antropologico. E più avanziamo in questo senso, più cresceranno le forme di solitudine, nevrosi e violenza.


Cosa si può fare?

Come ho detto, rispettare la realtà e cercare di ricomprenderne lo scopo. Quanto a me dico che Cristo, la sua verità e la Chiesa sono la via per amare, essere amato e servire.


Leggi di Più: Ariño: «Io, gay ed ex attivista, minacciato dai Lgbt» | Tempi.it 

domenica 4 maggio 2014

FORUM: Uscire dall'omosessualità_ alcuni commenti tratti dai nostri due Forum.

... Beh io ancora non sono guarito, ma posso testimoniare che anche il percorso di guarigione vale la pena di essere vissuto perchè è meraviglioso.

Anonimo ha detto: 

Wow! Troppo poco conosciuto questo blog! Non ci sono mai commenti! Allora ne lascio uno io. Sono un ragazzo di 27 anni cattolico e felice di combattere le mie pulsioni omosessuali. Tante volte si leggono testimonianze di persone che sono guarite dall'omosessualità. Beh io ancora non sono guarito, ma posso testimoniare che anche il percorso di guarigione vale la pena di essere vissuto perchè è meraviglioso. Sono felice perchè in questa lotta sperimento in modo sempre più tangibile l'amore di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. Ho scoperto che il progetto di Dio per me è bello! E' meraviglioso! Non perchè l'ho letto o me l'hanno detto, ma perchè lo sto toccando con mano. Lo scopro negli incontri che faccio, nelle amicizie vere e profonde che sono possibili, nelle direzioni che la mia vita sta prendendo. Perchè effettivamente quello che io credevo fosse amore è IMMONDIZIA! Ho scoperto che non sono solo e che Dio si prende cura della mia vita, della mia lotta, dei miei desideri. La battaglia a volte è dura, le sconfitte sono dolorose, ma poi si riprende a camminare ed a ritrovare sul proprio percorso i piccoli e grandi miracoli di Dio per farci uscire dalla nostra terra ed andare dove lui ci vuole portare. Vincere è bello!